Con l'intesa raggiunta al Consiglio dei ministri di ieri gli italiani possono dire addio alla speranza di un taglio delle tasse in questa legislatura. L'extra gettito è stato tutto impegnato per finanziare nuove spese, molte delle quali sono destinate a durare nel corso del tempo. Anzi, se l'extra gettito dovesse poi rivelarsi un dono effimero, si dovranno nuovamente aumentare le tasse. Si rassegnino i più giovani: la montagna del debito pubblico non si abbassa.
Nonostante il contesto macroeconomico favorevole, che dovrebbe favorire una sensibile riduzione del debito pubblico, non ci sarà alcuna manovra nel 2008. E, a meno di sorprese nell'ultima fase della trattativa sulle pensioni, i lavoratori possono abituarsi fin d'ora all'idea che fra pochi mesi dovremo aprire un nuovo tavolo sulle pensioni per trattare dei veri problemi del nostro sistema previdenziale, una volta di più elusi, rinviati ai governi, politici e sindacalisti futuri.
La miopia della politica economica italiana sta diventando talmente forte da impedire di mettere a fuoco i numeri della calcolatrice. Il negoziato interno alla maggioranza, forse ancora più serrato che quello coi sindacati, si è sbloccato, a quanto pare, a partire dai risultati dell'autotassazione di giugno. Come se si stesse discutendo di come coprire le spese del prossimo mese e non invece di scelte che riguarderanno lo Stato sociale, dunque la lotta alla povertà e il futuro previdenziale nei prossimi 50 anni. In virtù di risultati dell'autotassazione migliori del previsto, il governo anziché abbassare l'obiettivo sul rapporto deficit/Pil per fine anno, ha deciso di alzarlo dal 2,1 al 2,5 per cento. Questo significa permettere di finanziare, con maggiore deficit pubblico, l'aumento delle pensioni minime, l'allungamento della durata dei sussidi di disoccupazione ordinari, il rifinanziamento delle ferrovie e dell'Anas. Il tutto per circa 6 miliardi di euro. Non c'è in tutte queste misure alcuna organicità. Se si voleva contrastare la povertà, ad esempio, si poteva varare una seria riforma degli ammortizzatori sociali che coprisse contro questo rischio a tutte le età. Sarebbe costata di meno di questa serie confusa di interventi. Avendo alzato il deficit per il 2007, il governo adesso cercherà di vendere a Bruxelles un obiettivo per il 2008 al 2,2%. Come dire che nel 2008 i saldi saranno peggiori di quelli su cui ci eravamo impegnati fino ad oggi per il 2007. Difficile che Bruxelles accetti questo artificio contabile perché infrange non una ma due regole al tempo stesso. Queste impongono, da una parte, che tutto l'extra gettito vada a riduzione del deficit e, dall'altra, che ogni anno si proceda ad un aggiustamento strutturale di almeno lo 0,5% fino all'azzeramento del deficit.
Sulle pensioni la partita è ancora aperta. La parola spetta ora ai sindacati. Nelle intenzioni del governo sembra che lo scalone verrà trasformato in due scalini. Nel 2008 si dovrebbe poter andare in pensione a 58 anni (anziché a 60 anni) e poi dal 2010 ci dovrebbe essere un inasprimento dei requisiti contributivi e anagrafici per avere una pensione piena. E' un nuovo scardinamento della riforma varata nel 1996 che prevedeva solo requisiti anagrafici (dai 57 ai 65 anni) per l'andata in pensione. Le quote sono complicate da capire, penalizzano le donne che hanno carriere contributive più brevi e portano a risparmi di spesa minimi. Non si sa ancora come verranno finanziati i costi della rimozione dello scalone. Soprattutto non sembra in vista un accordo riguardo ai cosiddetti coefficienti di trasformazione, quelli che serviranno a calcolare l'importo delle pensioni nel nuovo sistema contributivo. Il problema vero delle nostre pensioni è proprio quello di attribuire regole certe a chi inizia oggi a lavorare, mettendolo al riparo dal rischio politico di nuovi cambiamenti dei criteri di calcolo delle pensioni magari a ridosso dell'andata in pensione, quando si ha meno tempo per premunirsi. L'operazione che andava fatta, che doveva essere fatta fin dal 2005 per applicare la riforma Dini del 2006, era proprio la revisione dei coefficienti di trasformazione. Si annuncia solo l'ennesimo rinvio. Ciò significa che milioni di famiglie rimarranno in ansia. Il tormentone sulle pensioni non è affatto finito. Ci sarà solo la tradizionale pausa estiva.
TITO BOERI da "LA STAMPA"
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Comunista è chi legge Marx e Lenin. Anticomunista è chi li capisce.
Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all'inferno, dove c'è l'hanno già.
Ronald Reagan
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