Retroscena/ Berlusconi punta sul referendum. Obiettivo stroncare la Cosa Bianca
La tempistica è perfetta. Studiata a tavolino. Alla vigilia della votazione in Commissione della bozza Bianco, del pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei quesiti referendari e del vertice dell'Unione, Silvio Berlusconi mette un macigno sull difficile dialogo sulla legge elettorale. Malgrado la precisazione di lunedì mattina (vedi box a destra), le parole del Cavaliere sono inequivocabili: "Non potremo trattare con forze pronte a mettere in atto una decisione criminale come il ddl Gentiloni".
La conseguenza di quest'uscita? Inevitabile. Insorge il Centrosistra e tutto torna in alto mare. Anche perché poche ore prima - quasi seguendo un copione già scritto - Walter Veltroni aveva detto senza mezzi termini che "le riforme non si fanno senza l'ex premier". In realtà, quella del Cavaliere è stata un'operazione chirurgica. La Consulta - come anticipato giorni fa da Affari - si prepara quasi certamente a dare il via libera ai quesiti e il leader di Forza Italia, durante il lungo riposo nella splendida Antigua, ha preso una decisione: è meglio andare al referendum.
Non può dirlo apertamente, ovviamente, ma lavora per arrivare a questo risultato. E l'uscita sulla Gentiloni è stato l'atto decisivo. La svolta del Cavaliere è arrivata nel momento in cui ha capito che la bozza Bianca sarebbe andata verso una correzione sempre più proporzionale, di fatto un impianto simile al sistema tedesco. Non a caso bocciato dall'ex presidente del Consiglio nel suo intervento telefonico alla festa azzurra in corso a Roccaraso.
Berlusconi vuole evitare che il modello Germania favorisca la nascita di un terzo polo centrista, la famosa Cosa Bianca che potrebbe mettere insieme Casini, Pezzotta e non pochi delusi del Pd e del Pdl. I sondaggi segreti danno un'eventuale nuova Dc in versione bonsai attorno al 15%. Sufficiente per essere l'ago della bilancia. Il Cavaliere ha fiutato il pericolo e ha deciso di sparigliare, con l'obiettivo di andare dritti verso il referendum. Dopo aver ricevuto la garanzia del sì della Corte.
Un progetto che non dispiace nemmeno al segretario del Partito Democratico. Con il quale Berlusconi tiene aperti i canali diplomatici e al quale strizza l'occhio con l'affermazione: il miglior sistema è quello francese. Con il bipartitismo Veltroni potrebbe, finalmente, liberarsi dall''abbraccio mortale' della sinistra radicale - per usare le parole del leader di Forza Italia. Non solo, il sindaco di Roma costringerebbe Di Pietro e Mastella ad allearsi al Pd, ipotesi già evocata da Walter.
Ma soprattutto stroncherebbe la strategia del suo principale nemico interno, quel Massimo D'Alema che con il modello tedesco punta proprio a far nascere un neo-centro democristiano, spostando a sinistra il Partito Democratico. E' chiaro che con questa mossa Berlusconi si riavvicina a Gianfranco Fini, da sempre sostenitore dei referendum. Mette nell'angolo Casini e l'Udc, ma "sacrifica" la Lega.
A questo bisognerà vedere se il Carroccio, come dichiarato a più riprese, avrà veramente la forza di rompere l'alleanza di Centrodestra. Dulcis in fundo, con il blitz pro-referendum il Cavaliere spera ancora di far precipitare la situazione del governo. Il timore da parte dei piccoli dell'Unione di sparire, potrebbe spingere Mastella & C. a far saltare il banco, portando il Paese alle elezioni anticipate già in primavera. Strada che automaticamente farebbe slittare l'appuntamento referendario di dodici mesi.
Cosa ne pensiamo?

















