La base si è ribellata e ha portato in trionfo Morgando. "Ho vinto - ha detto - perché la gente ha capito che le nostre liste non erano la fotografia dell' apparato, ma l'espressione di una piattaforma su cui sono confluiti i contributi dell'elettorato di opinione e di una parte dei Ds, oltre che della Margherita". Se può essere incerta la collocazione della bandierina vista la nascita popolare di Morgando, una cosa è certa: in Piemonte hanno perso Rutelli e i suoi coraggiosi.
Tre segretari donna: in Umbria, nelle Marche e in Molise. Due margherite e una diessina. Tre donne su diciannove posti da segretario regionale: c'è qualcosa che non torna visto che una delle regole base del partito democratico è proprio quella dell'alternanza tra i generi, tra uomini e donne, nelle liste e tra i capilista. E quello del sesso è solo uno dei dettagli che emergono da un'analisi ragionata del voto delle primarie su base locale. Il ministro Parisi, uno dei teorici del Pd, aveva denunciato il controllo degli apparati sulle candidature locali e con il manuale Cencelli sono state assegnati gli incarichi di segretario regionale. Tutti gli eletti, infatti (tranne in Trentino dove non si è votato), sono persone che di professione fanno i politici e gli amministratori.
Alla fine ci ha rimesso di più la Margherita e soprattutto il presidente Francesco Rutelli. Stravince Veltroni, in alcune regioni, come la Toscana, con percentuali bulgare (Andrea Manciulli, 88,8%). Ma sono da registrare anche le ottime prestazioni individuali in alcune regioni di Rosy Bindi ed Enrico Letta.
I Ds battono i Dl 13 a 6. Alla Quercia sono andate 13 regioni e alla Margherita solo sei, dato che il Cencelli gliene aveva assegnate sulla carta almeno sette. Diessine"veltroniane regioni come la Toscana (Andrea Manciulli, il nuovo segretario del Pd, era il segretario regionale dei ds), la Lombardia (Martina, il vincitore, idem come sopra), l'Emilia Romagna dove ha vinto l'annunciato candidato veltroniano Salvatore Caronna, ex segretario della federazione diessina di Bologna, e il Friuli Venezia Giulia dove si è imposto il segretario regionale della Quercia Bruno Zvech ribaltando le previsioni del Cencelli che aveva assegnato la regione alla Margherita. Stessa musica in Liguria dove ha vinto il segretario regionale della Quercia Mario Tullo, nel Lazio dove c'è stata la vittoria a mani basse di Nicola Zingaretti, già segretario Ds regionale, nella Marche (Sara Giannini, ex segretaria regionale Ds, strappa l'83% dei consensi), in Calabria dove si è imposto il dalemiano e diessino puro Marco Minniti, in Basilicata dove ha vinto con l'82% dei voti Piero Lacorazza, giovane economista, internauta e segretario dei Ds. Può essere contata tra le regioni in quota Ds la Valle d'Aosta e la Puglia dove ha stravinto Michele Emiliano, l'ex magistrato e sindaco voluto dalla società civile.
Duelli all'ultimo voto in Sardegna e in Piemonte, dove si sono consumati gli scontri più duri e appassionati tra Ds e Dl. In Sardegna ancora nulla è ufficiale. E' stata una corsa tre tra il presidente della Regione renato Soru (Dl), il senatore diessino Antonello Cabras caldeggiato da Veltroni e l'outsider Filippo Spanu. In tanti si erano spesi perché Soru e Cabras trovassero un accordo e magari rinunciassero in favore di uno più giovane. Macchè. Sono andati al duello e, nonostante le polemiche sulle schede bianche e nulle, sembra schiacciante la vittoria del diessino. Soru, nonostante sia sotto di tremila voti circa, si sente comunque "il vincitore politico e morale della sfida" e quindi "si ricandiderà", dopo aver ottenuto il riconteggio dei voti.
Anche in Piemonte, oltre 24 ore dopo la chiusura dei seggi, gli scrutini sono ancora lunghi. I risultati ufficiali sono rinviati. Ma i due contendenti prendono per buoni i dati. Ha stravinto Gianfranco Morgando, l'ex Ppi indicato dalla base diessina e indicato anche da Rosy Bindi. Il pronostico era tutto per l'eurodeputato rutelliano Gianluca Susta, appoggiato dallo stato maggiore di Ds e Dl, dal sindaco Chiamparino e dalla governatrice Mercedes Bresso, e da Fassino. Il partito del vicepremier e delle mille correnti si porta a casa senza sussulti il Veneto (il parlamentare Paolo Giaretta), l'Umbria (l'ex assessore Maria Pia Bruscolotti), il Molise (l'avvocato Anna Maria Macchiarola) con un pregevole primato femminile. Lacrime e sangue e scontri fratricidi, invece, in Abruzzo, Campania e Sicilia. Nella terra di Marsica c'è stato uno duello tra due padri storici di questa regione, entrambi della Margherita, il presidente del Senato Franco Marini e Ottaviano Del Turco. Ha vinto Luciano D'Alfonso, sindaco di Pescara e candidato di Marini. Ha perso il candidato di Del Turco, Tommaso Ginoble. Anche in Sicilia ha vinto un mariniano doc, il sindaco di Messina Franco Antonio Genovese con l'85% dei voti. Al concorrente rutelliano Ferdinando Latteri solo briciole. Infine la Campania. Qui i coraggiosi di Rutelli speravano di dare del filo da torcere ai demitiani. Battaglia impossibile: alla fine di una giornata in cui sono stati evocati spesso brogli e ritardi, il rutelliano Sandro De Franciscis ha potuto essere distanziato di molte lunghezze da Tino Iannuzzi, il deputato in nome del quale De Mita ha accettato di fare formalmente un passo indietro. Per restare comunque il re. Chissà per chi ha votato l'arcivescovo di Salerno monsignor Gerardo Pierro che è andato al seggio nel teatro Augusteo.
Se la sua Toscana l'ha tradita - le percentuali sono inferiori a quelle nazionali - va detto però che la pasionaria ministro della Famiglia ha avuto il 17 per cento in Piemonte, quasi il 20 per cento in Lombardia e in Veneto. Buono il dodici per cento incassato in Liguria da Carla Olivari Flick, cognata dell'ex ministro della Giustizia. Clamoroso il trenta per cento per la Bindi ha avuto in Calabria, forte dell'appoggio del governatore Agazio Loiero.
Nel pisano, sua terra natale, Letta supera Rosy Bindi ma alla fine vince sempre Veltroni. Nel collegio 24 che comprende San Giuliano, Calci e il comune capoluogo Pisa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha ottenuto il 17,35% dei voti contro il 12,17% di Rosy Bindi. Veltroni ha invece raccolto il 70,48% dei voti. Resta da confermare un successo clamoroso di Letta a Siracusa con percentuali intorno al 30 per cento.
Da: "Affari Italiani" Martedí 16.10.2007 09:24
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Comunista è chi legge Marx e Lenin. Anticomunista è chi li capisce.
Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all'inferno, dove c'è l'hanno già.
Ronald Reagan
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