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Noi Volenterosi Carnefici Del Katz
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Messaggio Noi Volenterosi Carnefici Del Katz 
 
Israele si prepara a tagliare di due terzi l’elettricità a Gaza; chiuderà anche l’acqua, non lascerà passare più carburante (1).
Dopo quasi un anno di blocco economico totale, e di continue incursioni omicide, fame e rovina economica.
Gaza, con un milione e mezzo di abitanti, vecchi donne e bambini (molti vivono di pane e thè) è il nuovo ghetto di Varsavia.
E’ il ghetto di Varsavia che la nostra generazione è chiamata a scongiurare.
Invece, che cosa sta meditando l’Unione Europea?
Discute il taglio del 20% degli aiuti umanitari, «per punire Hamas».
Inutile dire che questo atto è complicità in genocidio, nella punizione collettiva (vietata dalla convenzioni internazionali) che Giuda sta attuando da anni.
L’Europa obbedisce a Giuda.
Con disagio, con la coda umanitaria (di paglia) fra le gambe.
Ma obbedisce.
Qualche anno fa un ebreo, Daniel Goldhagen, ha pubblicato un libro dal titolo «I volonterosi carnefici di Hitler».
Come spesso accade in Italia dove la conoscenza dell’inglese è approssimativa, la traduzione dell’aggettivo è sbagliata: «willing», significa i carnefici zelanti di Hitler, carnefici volontari; si trattava dei tedeschi comuni, da nessuno obbligati, ma che hanno dato una mano spontaneamente.
«Un’accusa lucida a tutto il popolo tedesco che di fatto collaborò con Hitler», esaltarono il libro i media europei.
Ora, la nostra Europa sta facendo lo stesso, di nuovo.
Stiamo dando una mano allo strangolamento di un milione e mezzo di persone, chiuse nel grande ghetto di Varsavia da cui i prigionieri non possono uscire, nè possono far entrare cibo e merci.
Nessuno ci obbliga, basterebbe un po’ di coraggio per dire no.
Ma il nostro zelo per Giuda è infinito.
Volonterosi carnefici del Katz.



E’ l’Europa che ha promesso di «vigilare contro il ritorno del nazismo».
A patto che torni coi baffetti; se invece torna con la forza intimidatrice della nota lobby, non lo riconosce.
Gridano i nostri giornali sull’attentato in Libano, un deputato «anti-siriano» ucciso.
Ottimo attentato per distrarci dagli assediati di Gaza, dal genocidio al rallentatore.
Un giorno diranno «non sapevamo», come quei tedeschi nel ‘45.
Grandi onori alla Rosa Bianca, gli eroici testimoni tedeschi che non furono complici, a cui quella generazione restò sorda.
Ma c’è una Rosa bianca israeliana, e la nostra generazione, come quella, non sente quello che sta dicendo.
C’è B’Tselem, l’organizzazione umanitaria ebraica.
Che dal 2002 denuncia come lo Stato ebraico si sia preso il 41,9% del territorio della Cisgiordania - ossia la zona oggi governata non da Hamas, ma dal loro «alleato» Abu Mazen, la cui autorità dicono di voler riconoscere, e che dicono di voler agevolare - e non la restituisce.
E’ la pulizia etnica ipocrita, come ha rivelato un rapporto del luglio 2007 da Peace Now (un’altra Rosa Bianca ebraica): di quella terra confiscata, solo il 9% è stato effettivamente occupato dai cosiddetti «coloni», i fanatici giudaici, e solo il 12% è in qualche modo usata.
«Lo Stato destina agli insediamenti dei coloni vastissime aree, sproporzionate al numero di coloni, allo scopo di impedire ai palestinesi ogni costruzione in quelle aree.
Ma una volta che un’area è chiusa ai palestinesi, i coloni cominciano ad impadronirsi di terreni palestinesi adiacenti, spesso di proprietari privati, che stanno fuori dalla loro giurisdizione», ossia dalle zone vastissime già confiscate.
E questo non lo fanno i fanatici coloni di testa loro.
Lo fanno con l’appoggio della cosiddetta «Civil Administration», ossia del glorioso Tsahal, l’esercito giudeo, che amministra quelle vastissime aree confiscate.
E’ una politica deliberata.
Tutto viene scritto e denunciato su Occupation Magazine, un sito di ebrei-rose-bianche, attivisti contro l’occupazione.
Con questo metodo, scrive Victoria Buch (2) (docente universitaria israeliana, della Rosa bianca che questa generazione non ascolta) «in ciò che rimane della Cisgiordania i palestinesi sono resi prigionieri nei propri villaggi. Ogni aspetto della vita normale palestinese - economia, sanità, istruzione - è soffocato da una macchina burocratico-militare ben organizzata e deliberata, che si maschera dietro ragioni di sicurezza. Giorno per giorno il cappio che strangola l’esistenza palestinese viene stretto un po’. La pulizia etnica, sotto forma di abbattimento di case e distruzione di campi coltivati, viene diligentemente perseguita dallo Stato d’Israele verso i suoi beduini che abitano il deserto del Negev.. .l’armata israeliana insieme ai coloni lavora sodo per rendere la vita dei palestinesi più miserabile possibile, con l’ovvio obbiettivo di costringerli ad emigrare».
L’Europa collabora allo strangolamento.

E’ urgente «punire Hamas» che «non riconosce il diritto di Israele all’esistenza» e spara ridicoli razzi Kassam su Sderot.
Eppure c’è un generale israeliano passato alla Rosa Bianca, alla resistenza antinazista - si chiama Shlomo Gazit, viene dall’Ucraina dove si chiamava Weinstein - che ha scritto il 25 giugno 2007, ciò che vogliamo ignorare (3): «Nel momento stesso in cui ha preso il controllo totale della striscia di Gaza, Hamas ha applicato un immediato cessate il fuoco unilaterale verso Israele. Non un solo Kassam fu sparato, per una intera settimana. Ma allora, nel primo giorno del suo insediamento, il nuovo ministro della difesa (Ehud Barak) autorizzò una nuova operazione (incursione a Gaza) alla caccia di persone di una lista... Cinque palestinesi sono stati uccisi, altri feriti. Come per magia, i tiri di Kassam sono ricominciati il giorno dopo». Non sia mai che si sparga la voce che Hamas è ragionevole, e cerca il negoziato.
Il Reich del Katz fornisce agli europei la scusa di cui ha bisogno la loro coda di paglia umanitaria: Hamas è terrorista, è folle.
Si tratta di contribuire alla «lotta al terrorismo».
Victoria Buch denuncia: «L’israeliano ebreo medio non sa, o non vuol sapere, del programma di pulizia etnica perseguito dal proprio governo».
Non ci hanno detto esattamente lo stesso dei tedeschi medii, volonterosi carnefici di Hitler?
La loro scusa era: non sapevamo.
Ma gli è stata rigettata in faccia: «Non volevate sapere».
«Gli ebrei israeliani vivono in un mondo virtuale - spiega la Buch -  deliberatamente approntato per loro dai leader, dai media, dal sistema di istruzione: in questo mondo irreale, loro sono i buoni che lottano per la propria esistenza, non gli occupanti colonizzatori e oppressori. In questo mondo irreale, si crede che il nostro governo ha fatto di tutto per arrivare ad un accordo di pace coi palestinesi, e se non si è potuto concludere, è per l’intransigenza palestinese».
Anche i tedeschi vivevano in questo mondo creato magicamente dalla propaganda: così ci è stato raccontato.
«Ma i politici israeliani ‘sanno’» incalza la Buch: altrimenti non si spiegherebbe «la notevole continuità delle politiche di occupazione» fin dai tempi di Golda Meir.
«Come accade che le attuali mappe degli insediamenti ebraici (sulla terra altrui) coincidono perfettamente con i tracciati per l’annessione della Cisgiordania stabiliti da Sharon decenni orsono?».
Ytzak Rabin è stato ucciso (da un fanatico ebreo) e passa perciò come uno che voleva interrompere la pulizia etnica.
Però «non ha mai nemmeno tentato di rimuovere un solo insediamento, ed è sua l’idea delle infami strade speciali per i coloni», quelle strade fatte, sbancando terre di proprietà palestinesi, per consentire ai fanatici di raggiungere le loro colonie in sicurezza, dove i palestinesi non possono passare pena la morte.
Alla fine, «anche il processo di pace di Oslo s’è tradotto in una occasione d’oro per l’espansione degli insediamenti, sotto la maschera della pace».
Si può credere che ogni nuovo ministro riceva un manuale su come perseguire occultamente il delitto contro l’umanità.
«Ma io credo che non esista un manuale del genere», dice la Buch: «Ci si aspetta che ogni ministro capisca da solo cosa fare».



Non occorre insegnare il metodo.
Basta l’ideologia farisaica, bastano le lezioni di «mistici» lubavitcher: l’ebreo è radicalmente superiore a tutti gli «animali parlanti», la terra è loro perchè gli è stata data da Geova.
Ma loro hanno, appunto, l’ideologia.
L’Europa di Bruxelles non ha nemmeno questo: sono i volonterosi carnefici di Katz.
Per quieto vivere, per timore della lobby, perchè convinti che non saranno mai chiamati in giudizio in una futura Norimberga, dato che le Norimberghe le organizzano loro, sono loro a sancire chi è nazista e chi no.
Così stiamo collaborando al repulisti finale del nuovo ghetto di Varsavia.
Dove anche il «movimento della gioventù socialista» ebraico (Shomer Hatzai), fornisce giovani coscritti volontari per fornire la «sicurezza» armata ai coloni fanatici, mentre i giudeo-russi di Lieberman insistono sulla necessità di «trasferire», ossia espellere e deportare in massa, gli arabi: socialisti, fascistoidi  o lubavitcher, l’ideologia è la stessa.
Tutti volonterosi carnefici.
Eppure non dovrebbe essere impossibile ricordare che l’Europa ha promesso di «vegliare» contro nuovi genocidi.
Che per un attimo, una nuova cultura e un nuovo coraggio ci è parso a portata di mano.
Cito ancora un’antifascista, ebrea, Simone Weil.
Quando, la Francia liberata, la resistenza nazionale gaullista le chiese uno studio su come costruire uno Stato, un ordine sociale, nuovo e degno, essa rispose che occorreva partire, anzichè dalla «nozione di diritto», da quella di «obbligo» (4).
Perchè nessun uomo ha davvero dei diritti, se «gli altri non si riconoscono degli obblighi verso di lui».
Gli obblighi sono «assoluti».
Essi non si fondano su convenzioni, ossia non sono modificabili per volontà dei contraenti, nè cambiano con «il presunto orientamento della storia».
Gli obblighi dell’uomo verso l’uomo sono eterni.
E nascono dai bisogni primari del corpo e dell’anima umana, che «ha un destino eterno».
Infatti, scrisse la Weil, «migliaia di anni fa, gli egiziani credevano che un’anima non potesse giustificarsi dopo la morte se non poteva dire: Non ho fatto patire la fame a nessuno».
Così si leggeva nel Libro dei Morti.
Duemila anni dopo, Gesù ha detto la stessa cosa.
«Tutti i cristiani sanno di dover udire un giorno Cristo dir loro: ho avuto fame e tu non mi hai dato da mangiare».
Coincidenza che non implica nè sincretismo nè relativismo.



Ecco cosa stanno facendo gli israeliani ai palestinesi.
E cosa stiamo facendo noi, loro volonterosi collaboratori.
Gli altri obblighi, quelli verso la vita morale, vanno dedotti dai «bisogni umani che sono vitali, analoghi alla fame», diceva ancora Simone (5).
Fra questi al primo posto, metteva il rispetto per le collettività - «qualunque essa sia, patria, famiglia, o religiosa».
Con ciò non si deve intendere che una collettività possa schiacciare l’essere umano che ne fa parte.
Il rispetto che si deve alla collettività le viene dall’ essere «nutrimento per un certo numero di anime umane».
Una patria, una famiglia, una comunità di credenti «contiene nutrimento non solo per le anime dei vivi, ma per quegli esseri non ancora nati. Costituisce l’unico organo di conservazione dei tesori spirituali accumulati dai morti, l’unico organo di trasmissione mediante il quale i morti parlano ai vivi».
Una comunità vivente è passato e futuro insieme, e questo è «nutrimento» per chi vive in essa.
Israele sta facendo anche questo ai palestinesi: sottrae loro il nutrimento della loro patria, della loro comunità.
Se nessuno si salva se non può dire: non ho fatto mai patire la fame a nessuno, quale pena attende chi ha negato quest’altro nutrimento?
Poveri ebrei in fondo, quali carboni si accumulano sulle loro teste.
Ma quali si accumulano sulle nostre, di noi complici volontari?



Attenzione: i principii di Simone Weil - se fossimo davvero europei, se le nostre «richieste di perdono» avessero un senso - dovremmo imparare ad applicarli al nostro oggi.
Questo dovrebbe significare «vegliare contro il risorgente nazismo».
Per esempio: non si è cristiani se non si ha rispetto per la comunità islamica; non in quanto dobbiamo aderire allo stesso credo, ma in quanto è nutrimento per tanti uomini sinceri (s’intende che difenderemo la nostra fede, se essi vorranno cancellarla: soccorrere o difendere la propria collettività in pericolo è un «obbligo» per Simone, anche «fino al sacrificio totale»).
Dovremmo applicarle ai politici e parassiti di Stato con 15 mila euro mensili e Airbus a disposizione per andare a vedere manifestazioni sportive, mentre milioni di vecchi vivono con 600 euro al mese.
No, non potranno mai dire a Chi pesa le anime: «Non ho mai fatto soffrire la fame a nessuno».
Ovviamente noi assolviamo anche loro, gli affamatori.
Non è dunque strano che collaboriamo con Giuda.
Le due cose, in fondo, vanno insieme, nascono dalla stessa viltà.
«Chi, per semplificare i problemi, nega certi obblighi, ha concluso nel suo intimo un patto con male», concludeva Simone Weil.
Altri tempi, subito tramontati.

Maurizio Blondet




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Note
1) «Israel plan for total isolation of Gaza strip». Uruknet, 19 settembre 2007.
2) Victoria Buch, «Israel’s agenda for ethnic cleansing and transfer», Counterpunch, 19 settembre 2007.
3) «Major General Shlomo Gazit, previously Weinstein, born to a family of Ukrainian Jewish immigrants in Israel was an officer in the Israel Defense Forces and head of Aman from 1974 to 1978. He served as the head of assessment in IDF intelligence before the Six Day War, but then took leave to receive a Masters degree in history. Gazit’s studies were interrupted in the summer of 1967, when he was appointed by Defense Minister Moshe Dayan to be in charge of a committee tasked with running the political, security, and later economic affairs in the newly captured territories. This group would be renamed ‘The Unit for the Coordination of Operations in the Territories’. After seven years, Gazit was promoted to head of Aman, which he held for four years». (Wikipedia).
4) Simone Weil, «La prima radice, preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano», Leonardo Editore.
5) Tra i bisogni dell’anima che la Weil elenca ci sono l’ordine delle istituzioni («Un tessuto di relazioni sociali dove nessuno sia costretto a violare obblighi rigorosi per adempierne altri»), la libertà ma anche l’obbedienza («Quelli che favoriscono uno strato di cose dove il guadagno sia il movente principale tolgono agli uomini l’obbedienza, perchè il consenso non è cosa che si possa vendere»). L'uguaglianza, ma anche la gerarchia, e anche la punizione («Come il solo modo di dare rispetto a chi soffre la fame è dargli da mangiare, così il solo modo di dare rispetto a chi si è posto fuori-legge è di reintegrarlo nella legge sottoponendolo alla punizione che essa prescrive»). Inoltre, fra i bisogni vitali dell’anima la Weil pone la proprietà privata.




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Chiarimenti per chi non ha le "basi"
1)Katz= è un gioco di parole con l'usraeliana katz che ianalici ha propinato recentemente il filmato di Osama francamente falso.
2)razzi Kassam= sono dei razzi artigianali,non più forti di un petardo. Impossibili da controllare,spesso sono anche privi di carica esplosiva.Li lanciano come se fossero pezzi da catapulta.
3)Lubavitcher=setta ebraica americana che predica la superiorità della razza ebraica rispetto al resto del mondo e che profetizza il dominio ebraico sul mondo,che verrà assoggettato con le 7 leggi noachiche. Se vi capita di atterrare a Tel Aviv,chiedete informazioni sulla sinistra del piazzale con la fontana,c'è subito un loro "stand".
4)"animali parlanti"=in ebraico si dice "goym". E' l'epiteto con la quale sono definiti i non ebrei nel Talmud,il testo sacro degli ebrei. Una sorta di raccolta di "omelie" dei principali rabbini della storia. In svariati passi si predica l'uccisione dei cristiani e cose simili. Non è facile trovarlo in Italiano,ne è vietata la traduzione. Chi ne fosse interessato potrei farvi leggere i passi contro i cristiani tradotti da un sacerdote.





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