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La Consulta Ha Detto SI
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Messaggio La Consulta Ha Detto SI 
 
La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili i tre quesiti referendari in materia di legge elettorale promossi dal comitato capeggiato da Mario Segni e da Giovanni Guzzetta. «Sono emozionato e commosso», sono state le prima parole di Segni dopo la decisione della Consulta.

Ecco i tre quesiti referendari:

1) Possibilità, alla Camera Dei Deputati, di un collegamento tra le liste, in modo che il premio di maggioranza venga attribuito alla lista con più voti
2) Possibilità, al Senato Della Repubblica, di un collegamento tra le liste, in modo che il premio di maggioranza venga attribuito alla lista con più voti
3) Divieto di candidarsi in più collegi elettorali

Ora la palla passa al Governo, e Prodi ha una importantissima decisione da prendere: per legge, se le Camere non dovessero essere sciolte prima di aprile, il referendum cadrebbe in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Prodi ha un grande potere perchè sappiamo che più si avvicinano le feste e meno persone si recano al seggio. Ma spero vivamente che, una volta tanto, venga presa la decisione più giusta e la data venga fissata a Maggio.

Ecco ora un tasto dolente: il governo sarà ancora in piedi per quelle date? Camelot mi ha aiutato ed è andato a ripescare le parole del dimissionario Ministro Della Giustizia Clemente Mastella. Ecco cosa diceva un annetto fa:

“Lo dichiaro con molta obiettività. Se c’è il referendum, prima ci sarà la crisi”.

“Lo dico con chiarezza quando si andrà al referendum noi non ci saremo. Il rischio è la crisi di governo se c’è il referendum. Questo senza nessun timore di smentita”.


Ovviamente è solo un caso che il casino che è scoppiato e che è culminato con le dimissioni di Mr. Ceppaloni sia avvenuto in una data così importante




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Messaggio Re: La Consulta Ha Detto SI 
 
16 gennaio 2008. Una data storica per la politica. Una data da segnare in rosso sul calendario e che finirà sui libri di scuola. All'alba il ministro Mastella si dimette, dopo l'arresto della moglie Sandra.

A metà giornata il premier gli chiede di restare e il leader dell'Udeur prende tempo. Nel tardo pomeriggio arriva la decisione della Corte Costituzionale: ok a tutti e tre i referendum elettorali. Un terremoto.

E il mondo politico, il governo in particolare (con l'attività parlamentare ferma), attende con ansia la decisione dell'uomo di Ceppaloni. Confermerà le dimissioni? Le ritirerà? Il forse ex ministro della Giustizia vuole prima verificare lo stato dell'inchiesta che ha coinvolto la signora Lonardo e forse anche capire che cosa accadrà dopo la decisione lampo della Consulta sui referendum.

Ma - secondo quanto Affari ha appreso da ambienti vicini al segretario del Partito Democratico Walter Veltroni - la maggioranza sta già studiando i vari scenari possibili.

Il primo, in ordine di probabilità, è che alla fine Mastella faccia marcia indietro e ritiri le dimissioni. In questo caso per l'esecutivo non cambierebbe sostanzialmente nulla, salvo l'ennesima ferita con tanto di nuove accuse al Guardasigilli di Di Pietro. Il presidente del Consiglio si sta prodigando affinché questa sia la soluzione dell'ennesima querelle che fa traballare il dicastero del Professore. Non si escludono, però, altre strade.

Come ad esempio la scelta di Mastella di sostituire il ministro della Giustizia con un altro esponente dell'Udeur o con un tecnico vicino al partito. Per questo si fa il nome dell'ex democristiano Vincenzo Scotti. Classe 1933, già ministro dell'Interno e Guardasigilli negli anni '80, Scotti recentemente si è proprio avvicinato al Campanile. Una soluzione, questa, che non produrrebbe conseguenze sull'esecutivo.

Diverso invece se Mastella chiedesse ufficialmente un rimpasto. A quel punto servirebbe un passaggio al Quirinale e un nuovo governo. Ma la situazione si complica perché in quel caso scatterebbe la norma voluta dai senatori Bordon e Manzione, quindi la compagine del Prodi-bis non potrebbe contare più di dodici ministro. Davvero un bel rebus.





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Comunista è chi legge Marx e Lenin. Anticomunista è chi li capisce.
Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all'inferno, dove c'è l'hanno già.

Ronald Reagan


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