"Noi leader del Kosovo proclamiamo lo Stato libero e indipendente". Il premier Hashim Thaci ha letto la dichiarazione d'indipendenza dalla Serbia tra gli applausi dei parlamentari tutti in piedi nell'aula dell'Assemblea di Pristina. Dichiarazione che è stata approvata dal Parlamento: "Il Kosovo è uno Stato sovrano, indipendente e democratico", ha annunciato il presidente Jakup Kuasniqi.
Il nostro Paese, aveva detto Thaci parlando alla riunione straordinaria del Parlamento, "ha in agenda due temi: la dichiarazione d'indipendenza e l'adozione dei simboli dello Stato". Da oggi "siamo fra le nazioni democratiche libere", aveva aggiunto Thaci. Davanti a noi abbiamo "molte sfide", ma una cosa è certa: "Nel futuro saremo in marcia verso una visione europea". E ha quindi ribadito che Pristina da il suo "benvenuto alla missione dell'Ue che ci aiuterà nella supervisione ed applicazione del piano Athisaari", riferendosi al piano per l'indipendenza del Kosovo presentato la scorsa primavera dall'inviato del Onu che ha condotto i negoziati con la Serbia. "Da oggi siamo una nazione multietnica in cammino verso l'integrazione euroatlantica" ha concluso.
"Non ci sarà spazio per la paura, le intimidazioni e le discriminazioni", aveva poi assicurato, affermando che nel nuovo Stato "ci saranno pari opportunità per tutti i cittadini", ha inoltre sottolineato. Il Kosovo sarà lo Stato della "tolleranza, del progresso e della solidarietà".
"Aspiriamo ad avere buone relazioni con la Serbia, nel nostro interesse e nell'interesse dei nostri amici" che desiderano una regione dei Balcani stabilizzata, ha detto inoltre il premier nel suo discorso al Parlamento kosovaro.
La proclamazione d'indipendenza del Kosovo arriva a poco più di un mese dal nono anniversario della guerra della Nato contro l'allora Federazione jugoslava, che ha posto le premesse degli avvenimenti di oggi. Il 24 marzo del 1999, i caccia americani si levarono in volo per colpire bersagli situati in territorio jugoslavo: aveva così inizio la campagna militare voluta dall'Alleanza atlantica per fermare la catastrofe umanitaria che aveva coinvolto centinaia di migliaia di profughi albanesi in fuga dai combattimenti e dalle persecuzioni etniche del regime di Belgrado.
E dopo che la comunità internazionale aveva fatto un ultimo tentativo di mediazione con i negoziati di Rambouillet, per convincere la Serbia a concedere un'ampia autonomia alla provincia, tentativo fallito il 23 febbraio. La campagna durò 78 giorni. I bombardamenti, che colpirono duramente anche la capitale serba, vennero sospesi il 10 giugno, all'indomani dell'accordo per un completo ritiro delle forze militari serbe dal Kosovo, undici settimane dopo l'inizio dei raid, e dopo l'approvazione della risoluzione 1244 dell'Onu, in base alla quale la provincia veniva posta sotto "l'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite".














