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Il discorso del Pres. Berlusconi alla Camera dei deputati
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Messaggio Il discorso del Pres. Berlusconi alla Camera dei deputati 
 
Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il lavoro che ci aspetta per ridare fiducia e slancio all'Italia richiede ottimismo e spirito di missione.
Gli elettori hanno raccolto e premiato il nostro comune appello a rendere più chiaro, più efficiente e controllabile il Governo del Paese. Hanno ridotto drasticamente la frammentazione politica e hanno scelto, con nettezza, una maggioranza di Governo e una di opposizione, ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con una propria leadership.
Il voto è stato un messaggio univoco alla classe dirigente, è stata la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie.
Gli italiani hanno preso la parola, hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l'Italia e non crede nel suo futuro. Hanno respinto le insidiose campagne di sfiducia astensionista o di protesta qualunquista, hanno partecipato generosamente al momento più alto e più nobile di una democrazia liberale moderna ed hanno detto: noi vi mettiamo in grado di risollevare il Paese, sta a voi non deluderci.
Dividetevi - hanno detto i cittadini - ma non ostacolatevi slealmente. Combattetevi anche, ma non in nome di vecchie ideologie. Prendete democraticamente le decisioni necessarie a risalire la china, rispettate il dissenso e tutelate le minoranze che si esprimono dentro e fuori del Parlamento, ma dateci stabilità e impegno nell'azione di Governo, fate uno sforzo comune perché chi governa e chi esercita il controllo parlamentare sul Governo possano fare, ciascuno nel suo ambito, il proprio mestiere.
Fate funzionare le istituzioni della Repubblica, ci hanno ordinato gli elettori. Riducete l'area della vanità e della cosiddetta visibilità politica dei partiti. Realizzate quanto avete promesso di realizzare e fatelo in fretta, perché una cosa è sicura: l'Italia non ha tempo da perdere.
Nella società italiana è maturata una nuova consapevolezza dopo anni difficili e, per certi aspetti, tormentati. Si respira un nuovo clima, che si esprime nella nuova composizione delle Camere chiamate oggi qui a discutere della fiducia al Governo.
La parte maggiore dell'opposizione ha creato un suo strumento di osservazione e di interlocuzione con il Governo, il gabinetto ombra della tradizione anglosassone, che può essere di aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale.
L'aspirazione generale è che un confronto di idee e di interesse, anche severo, anche rigoroso, non generi nuove risse, ma una consultazione alla luce del sole, un dialogo concreto e trasparente e poi scelte e decisioni ferme che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese.
Il Capo dello Stato ha definito in maniera impeccabile, citando l'opera e il pensiero di un grande liberale, Luigi Einaudi, i termini della dialettica tra le istituzioni, in particolare, tra la Presidenza della Repubblica e la guida del Governo. Tutte le condizioni sono così riunite perché il Parlamento recuperi per intero la fiducia dei cittadini lavorando seriamente e a pieno ritmo.
Il Paese non ci chiede compromessi al ribasso, confabulazioni segrete o mercanteggiamenti; ci spinge, invece, ad assumerci ciascuno la nostra parte di responsabilità con un metodo e una cultura che mettano il rispetto al posto della faziosità, che mettano una polemica vivace al posto della guerriglia paralizzante, che mettano la bellezza della politica - capace di cambiare le cose e di migliorarle - al posto della demagogia, del chiacchiericcio, del teatrino e dell'inganno .
Noi faremo la parte che un forte consenso democratico ci ha assegnato. Non abbiamo promesso miracoli, ma intendiamo realizzare piccole e grandi cose. Partiremo da interventi di alto valore insieme simbolico e concreto come quelli che definiremo nel prossimo Consiglio di Ministri che terremo a Napoli. Punto primo: lo scandalo dei rifiuti non smaltiti deve finire e finirà . Nessun grande Paese può convivere a lungo con una simile ferita al suo ambiente, all'igiene pubblica e al prestigio della sua immagine dentro e fuori i confini della nazione.
Punto secondo: la casa è un bene primario intorno al quale prendono radici l'identità familiare, la capacità lavorativa e la stessa identità sociale stabile dei cittadini e la tassazione della prima casa va definitivamente cancellata .
Punto terzo: il reddito di chi lavora va sostenuto anche dalla fiscalità generale, soprattutto in una fase in cui il divario tra prezzi e potere d'acquisto dei salari e degli stipendi si è fatto, in certi casi, intollerabile e chi si impegna a lavorare di più e a contribuire alla competitività delle imprese va incoraggiato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni .
Punto quarto: la sicurezza della vita quotidiana deve essere pienamente ristabilita con norme di diritto e comportamenti preventivi e repressivi delle forze dell'ordine che siano in grado di riaffermare la sovranità della legge sul territorio dello Stato . Noi non abbiamo mai cavalcato e non cavalchiamo la paura; al contrario, noi vogliamo liberare dalla paura i cittadini e, in particolare, le donne e gli anziani. Coloro che sollevano obiezioni di merito ragionevoli saranno ascoltati, ma sbaglia gravemente chi nega la prima regola di una grammatica della democrazia. Questa regola dice che la sicurezza è il sinonimo della libertà e che è proprio sulla tutela della sicurezza individuale che si fondano il patto di unione di cittadini e la stessa legittimazione del potere pubblico.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi attarderò a lungo sul lungo elenco delle cose da fare e non ripeterò punto per punto gli impegni del nostro programma. Lo abbiamo presentato agli elettori e quello sarà, giorno dopo giorno, l'agenda del nostro Governo. Non vi annoierò, perciò, con lunghi e pomposi discorsi di carattere settoriale. Avremo modo di confrontarci spesso in Parlamento, nell'immediato futuro, e i Ministri del Governo che ho l'onore di presiedere sono a disposizione delle Commissioni permanenti per ogni genere di chiarimento.
Vorrei, piuttosto, collegare tutti i temi cruciali che abbiamo di fronte, anche al di là dei primi adempimenti di cui ho già parlato, alla vera, grande questione che può determinare una svolta dal pessimismo paralizzante, che circola oggi, a quel vitale ottimismo e a quello spirito di missione comune di cui ho parlato all'inizio.
Questo Paese deve rialzarsi, nel senso che ha tutte le potenzialità per rimettersi rapidamente in corsa e per tagliare il traguardo decisivo di un nuovo tempo della Repubblica, che deve essere il tempo della crescita .
Il problema principale del nostro Paese è di ricominciare a crescere dopo una lunga e deludente fase di riduzione delle prestazioni del nostro sistema economico e sociale. La crescita non è solo un parametro economico, è un metro di misura del progresso civile di una nazione. Crescere non significa soltanto produrre più ricchezza e mettersi in condizione di ridistribuirla meglio attraverso quel circolo virtuoso di responsabilità e di libertà che un mercato ben regolato può garantire.
Crescere significa anche rilanciare il Paese e i suoi talenti, significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente qualificati, significa dare una frustata vitale alla ricerca e all'istruzione, significa ricominciare a padroneggiare il proprio destino senza lasciare indietro nessuno. Crescere vuol dire ascoltare il grido di dolore che si leva dal Nord e dai suoi standard europei di lavoro e di produzione. Vuol dire incentivare forme di autogoverno federalista, indispensabili ad una evoluzione unitaria della Repubblica, a partire dal federalismo fiscale solidale .
Crescere significa promuovere il sud del Paese, considerandolo come una formidabile risorsa per lo sviluppo e sradicare il peso delle cattive abitudini della criminalità organizzata - la vera nemica della libertà, della sicurezza e del futuro del Mezzogiorno italiano - a vantaggio della libera creatività e della voglia di fare di tante intelligenze e volontà di cui sono ricche le nostre regioni meridionali .
Crescere significa ancora rinnovare il paesaggio delle nostre infrastrutture, che sono altamente carenti, significa tornare ad essere un sistema di convenienze per gli investimenti degli altri Paesi del mondo, significa fornire a tutti gli italiani un nuovo potere di conoscenze e di uso delle tecnologie, significa ringiovanire l'Italia e farla uscire dal rischio della denatalità. Crescere significa promuovere la famiglia come nucleo di spinta dell'intera organizzazione sociale, significa dare alle donne nel lavoro e negli altri ruoli sociali un sostegno per la loro autonomia, significa rimuovere le cause materiali dell'aborto e varare un grande piano nazionale per la vita e per la tutela dell'infanzia, destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico .
Crescere vuol dire aumentare la nostra capacità di scambio con il resto del mondo, vuol dire assorbire e integrare con ordine e saggezza le immigrazioni interne ed esterne alla comunità dei Paesi europei di cui facciamo parte, senza lasciarci penetrare da un senso oggi avvertibile di sconfitta e di chiusura di fronte alle difficoltà e ai rischi dell'immigrazione selvaggia e non regolata, e restando padroni in casa nostra, ma fieri - fieri - dell'antico spirito di accoglienza e dell'antica capacità di integrazione del nostro popolo .
Crescere vuol dire ancora esportare le nostre capacità, salvaguardare il posto delle nostre imprese nei mercati internazionali. Crescere vuol dire aprire e modernizzare la mentalità con cui affrontiamo i problemi della salute, del benessere, della battaglia per una seria e non retorica tutela dell'ambiente, i problemi della cultura e della preziosa eredità di esperienza, di pensiero e di vita che abbiamo alle spalle e che è garanzia per il nostro futuro. Crescere vuol dire rivalutare il lavoro, renderlo più sicuro e qualificato, vuol dire fare subito e bene tutto ciò che è indispensabile per mettere fine alla infinita, dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche . Crescere vuol dire contrastare la rassegnazione ad alcune forme di precariato particolarmente instabili e penalizzanti, ma senza ripararci nella logica del posto fisso e mal pagato, dell'immobilità sociale, della pigrizia educativa, della tolleranza verso forme abusive di mancato impegno nella realizzazione del lavoro come vocazione e come missione nella vita personale, particolarmente in alcuni settori della pubblica amministrazione.
Per crescere dobbiamo affrontare una situazione difficile dei mercati finanziari, sfruttando la posizione di relativo vantaggio del nostro sistema bancario e chiedendo agli istituti di credito uno sforzo comune, uno sforzo aperto alla giovane impresa, alle giovani famiglie, al popolo dei consumatori e dei risparmiatori, per rendere sempre più libera, sempre più coraggiosa e orientata verso la promozione degli utenti e dei consumatori la grande rete dell'economia italiana .
Dobbiamo fare una politica estera e di cooperazione allo sviluppo che sia idonea ad assicurare la capacità contrattuale del nostro sistema nel turbolento mercato delle materie prime, senza mai rinunciare a far sentire e a far pesare la nostra voce in Europa e nel mondo. Dobbiamo anche impedire, attraverso una tutela non protezionistica dei nostri interessi, che forme sleali di concorrenza stravolgano il mercato globalizzato e ledano l'interesse dei lavoratori italiani e della classe media, interessi che siamo chiamati a difendere con intelligenza e lungimiranza.
Dobbiamo tenere i conti in ordine e ridurre il peso del debito pubblico in proporzione al fatturato del Paese. Dobbiamo accrescere la volontà e la capacità di contrastare l'evasione fiscale, ristabilendo però il principio liberale secondo il quale le tasse non sono belle in sé e neppure un tributo moralistico al potere indiscusso dello Stato: le imposte sono il corrispettivo che i cittadini devono allo Stato per i servizi che ricevono, e sono quindi il presupposto e la garanzia del buon funzionamento dei servizi pubblici e la tutela di un equilibrio sociale responsabile, ma mai punitivo verso chi produce la ricchezza da redistribuire con equità . Dobbiamo contrastare il calo di competitività del sistema economico, mettendo l'insieme del Paese che lavora e produce al passo con quelle splendide imprese italiane che si sono ristrutturate in questi anni, che hanno affrontato le sfide competitive della globalizzazione e della liberalizzazione dei mercati con animo intrepido e con successo, con inventiva e con amore per il lavoro ben fatto. Dobbiamo colpire i corporativismi e le chiusure difensive che, in passato, hanno tutelato soltanto i bisogni castali di un sistema assistenziale dirigista che non ha fiducia nella libertà e nell'autonomia della società.
Dobbiamo risolvere positivamente, contemperando l'interesse nazionale e le regole del mercato, una rilevante questione come la crisi dell'Alitalia, senza svendere e senza rinazionalizzare, facendo appello al contributo decisivo della finanza e delle imprese italiane, che hanno tutto da guadagnare e niente da perdere, da un Paese più moderno ed efficiente e da un sistema di infrastrutture e di trasporti adeguato ai bisogni e al rango della nostra economia .
La crescita della prosperità e del ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale e della ricerca di vie credibili alla pace, saranno la bussola della nostra politica come Paese fondatore del progetto europeo, come grande nazione mediterranea, naturalmente chiamata alla cooperazione tra le due sponde del nostro mare e come pilastro dell'amicizia tra Europa e Stati Uniti d'America.
Solo un Paese in crescita, che dia segnali chiari di uno slancio e di un metodo nuovi per affermare la sua presenza sulla scena mondiale, può rinsaldare le proprie ambizioni, può sostenere le imprese di pacificazione e di promozione della libertà in cui sono impegnati migliaia di soldati italiani nel mondo, di cui siamo orgogliosi e a cui il Parlamento manda, ancora una volta, il suo ringraziamento più forte e più sentito .
Soltanto un Paese in crescita può impegnarsi in una tessitura diplomatica multilaterale, che avrà nell'Europa - uscita dal Trattato istituzionale appena varato a Lisbona - il suo motore e il suo spazio di azione. È nostro vitale interesse ridurre i focolai di tensione in Medio Oriente e contribuire alla più strenua difesa dell'esistenza e dell'identità storica di Israele ), il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente  e di una democrazia capace di sradicare ogni forma di intolleranza fondamentalista e di violenza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la riforma dettata dal voto del 13 e del 14 aprile ha lineamenti che, ai miei occhi - e non solo ai miei occhi - risultano chiarissimi. Innanzitutto, nuova moralità nella politica e contrasto fermo e deciso, nella piena unità civile del Paese, nei confronti della criminalità organizzata ; riduzione di ogni forma di privilegio indebito e lotta a ogni forma di spreco del denaro pubblico; efficienza nella spesa; riduzione del costo della pubblica amministrazione e moderazione nelle pretese fiscali dello Stato, che deve riuscire a semplificare e ridurre, sensibilmente e gradualmente, la pressione delle imposte sull'apparato produttivo e sui redditi familiari; sicurezza dei cittadini e affermazione di una giustizia che abbia risorse e personale adatti a un moderno Stato di diritto: a tale riguardo, il mio e il nostro pensiero riconoscente va alle forze dell'ordine e ai tanti magistrati che compiono, in silenzio, il proprio dovere .
Per realizzare questo progetto di riscatto e di rilancio occorre che una volontà comune proceda a modifiche istituzionali che oggi, dopo la lunga fase di divisione del passato, sono sostanzialmente condivise da una larga maggioranza di questo Parlamento. L'elenco è noto e un lavoro comune di definizione legislativa è già stato fruttuosamente compiuto: il rafforzamento dei poteri dell'Esecutivo e della sua guida, contestuale ad un robusto incremento della capacità di controllo delle Assemblee elettive, anche attraverso la modifica dei Regolamenti parlamentari; la diminuzione sensibile del numero degli eletti e la definizione di compiti diversi per le due Camere; un assetto federalista dello Stato che superi le difficoltà incontrate con la riforma del Titolo V della Costituzione; una riconsiderazione attenta e condivisa della legge elettorale, anche nella prospettiva del referendum pendente per la prossima primavera.
Noi siamo a disposizione. Noi siamo pronti. Il dialogo può e deve cominciare da subito, non appena il Governo sarà nel pieno possesso delle sue attribuzioni, all'indomani del voto di fiducia che vi chiediamo e che attendiamo da voi. Nessuno deve sentirsi escluso. Nella mia ormai consistente esperienza della vita pubblica e politica - seguita agli anni spesi nell'impegno a costruire impresa e ricchezza sociale - ho avuto qualche delusione e molte soddisfazioni, ma non sono e non sono mai stato un uomo solo al comando: ho sempre avuto un fortissimo senso della squadra e delle relazioni personali, all'insegna della gentilezza e del garbo, che sono i veri giacimenti culturali dell'identità italiana, all'insegna della solidarietà e della compattezza, di un lavoro tipicamente collettivo come quello di guidare lo Stato . Ho sempre cercato di mostrare e di praticare - anche quando su di me soffiava il vento dell'acrimonia personale e la bufera della faziosità - il massimo rispetto possibile nei confronti degli avversari politici.Non solo intendo continuare in questo sforzo - qualche volta fallito anche forse per qualche mia disattenzione o stanchezza - ma vorrei che questa disponibilità divenisse una buona nuova regola della politica italiana , non per sopire, non per troncare, non per ottundere il dibattito democratico e il confronto civile - e talvolta anche lo strappo radicale - ma per preservare istituzioni e popolo dalla litigiosità inutile, da quel senso di vacuità e di monotona ripetitività, che delegittima la politica gli occhi della stragrande maggioranza degli italiani. Con tutti i difetti della prima Repubblica, una volta in Parlamento si era capaci di recitare i sonetti di Guido Cavalcanti per rafforzare un argomento; si era abili nel giocare di fioretto, dopo aver tirato sciabolate, ed illustri padri costituenti sapevano temperare le asprezze della guerra fredda con l'ironia, persino con l'umorismo, e, comunque, con quel reciproco riconoscimento di valore, senza il quale non esiste e non può esistere una vera classe dirigente .
Lo scontro, per così dire antropologico, tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle e deve restare alle nostre spalle. Abbiamo finalmente realizzato l'alternanza di forze diverse alla guida del Governo, sottomettendoci alla logica del consenso e imparando con fatica che la Repubblica, i luoghi della sua memoria e i simboli della sua storia sono patrimonio comune di tutti gli italiani, anche di quelli che si sono battuti per molti anni da parti opposte della barricata della storia .
Facciamo tesoro di questa aria nuova e respiriamola a pieni polmoni. Se un Governo è messo in grado di decidere, nel rispetto del mandato che gli hanno conferito gli elettori, non ha interesse a comportarsi in modo invasivo, a considerare colleghi e avversari come nemici. Se un'opposizione non trova intralci alla sua delicata funzione di controllo, se è messa in grado di costruire un suo progetto alternativo, non avrà interesse alcuno a mostrare un profilo negativo e muscolare in modo sistematico e riflessivo, trasformando in cattiva propaganda la buona politica.
Le sfide, signor Presidente, cari colleghi, sono sempre anche delle scommesse, degli azzardi - lo so bene - e ad aiutare tutti noi invochiamo l'aiuto Dio. Speriamo anche di avere fortuna, che, come sappiamo bene, non viene incontro a chi fa vita pubblica se non è incoraggiata, invitata con pazienza e forse anche sedotta e ammaliata da una buona dose di coraggio e di virtù .
Con forte responsabilità, ma anche con grande gioia per il compito che gli italiani ci hanno affidato, auguro sinceramente buon lavoro a noi del Governo e della maggioranza e a voi tutti, colleghi dell'opposizione . Auguro a chi ci ascolta fuori da quest'Aula di ritrovare l'orgoglio di sentirsi italiani, la fiducia in questa Nazione e l'amore per le nostre cento città.
Auguro a tutti gli italiani di riprovare e condividere l'ammirazione che un'Italia in robusta ripresa e in corsa per i suoi primati saprà - ne sono sicuro - suscitare in futuro intorno a sé. Vi ringrazio! Vi ringrazio! Viva il Parlamento e viva l'Italia!





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"...Noi siamo l’Italia umile e tenace, operosa e positiva, che è la maggioranza del Paese, che non accetta l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica, l’oppressione giudiziaria che le viene imposta da un governo di minoranza, un governo dominato da una sinistra estrema e fondamentalista, che affonda le sue radici nella perversa ideologia del comunismo..."
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Messaggio Re: Il discorso del Pres. Berlusconi alla Camera dei deputat 
 
Ecco la replica del Presidente del Consiglio a Montecitorio:

Grazie, signor Presidente.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho seguito con attenzione tutti gli interventi nel dibattito di ieri, qui di persona in Aula o attraverso la lettura dei resoconti parlamentari. Desidero ringraziare tutti i colleghi della maggioranza e dell’opposizione che hanno portato un contributo costruttivo.

A chi in particolare ha voluto incalzarci e quasi sfidarci sulla strada del dialogo che ho proposto, voglio rispondere subito che questo Governo accoglie questa sfida costruttiva, consapevole che proprio le difficoltà che abbiamo di fronte ci impongono un approccio nuovo, non più basato su contrapposizioni sterili e preconcette. Non è soltanto una questione di galateo parlamentare o politico, anche se a questo galateo io tengo particolarmente: è questione invece di una comune assunzione di responsabilità alla quale, nella difficile situazione in cui ci troviamo, nessuno può sottrarsi. Essere responsabili significa adoperare, prima di tutto, il buonsenso, per ricercare soluzioni quanto possibile condivise. In ogni caso, voglio ribadire con forza quanto ho anticipato nel mio intervento di ieri proprio in nome di questo stesso buonsenso: non vi sarà mai - mai! - da parte nostra un rifiuto pregiudiziale nei confronti dei contributi costruttivi che l’opposizione saprà e vorrà offrirci.

Il primo terreno sul quale dovremo ricercare le soluzioni più efficienti per una democrazia bipolare matura come quella che tutti noi sogniamo è quello delle riforme, sulle quali - lo abbiamo registrato anche ieri nel dibattito che vi è stato - sono ampi i margini di convergenza e quindi di possibile collaborazione. Ho anche notato in qualche intervento e dichiarazione un moto di sorpresa - anche positiva e cordiale - per i toni della mia relazione. Eppure, già nel 1994, nella mia prima esperienza di Governo, quando presentai qui il mio programma, cercai di essere rassicurante e di sottolineare quel che univa, in tempi in cui tutto congiurava per dividere. Ricordo anche un gesto, dettato da pura spontaneità, quando cioè andai a stringere la mano a quell’oratore dell’opposizione che si chiamava Giorgio Napolitano dopo un suo discorso nobile e pacato.

Ma per venire alla sostanza delle cose, come mi ha chiesto di fare l’onorevole Fassino nel suo intervento, che ho ascoltato con grande attenzione e che ho apprezzato, bisogna anche dire che talune delle questioni primarie su cui si dovrà decidere non ci dividono più come succedeva una volta. Lasciamo da parte il tema dei rifiuti di Napoli, la cui rimozione non è ovviamente di destra o di sinistra: è solo un atto doveroso di decenza civile.

Parliamo delle tasse, delle imposte, dei diversi gravami che rendono così difficile la crescita della nostra economia. Certo, se il tema si affronta partendo dall’ansia di far piangere i ricchi, se diventa una bandiera ideologica senza alcun senso (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l’Autonomia), allora è chiaro che lo spazio per una discussione limpida tra scelte diverse, ma che in alcuni casi sarebbero integrabili o componibili, si vanifica.

Ma ho ascoltato discorsi sensati anche in campagna elettorale, ad esempio dal leader del Partito Democratico: quel «pagare meno per pagare tutti», al di là dello slogan, è un concetto che ci appartiene, assolutamente condivisibile e condiviso.

Vengo ad un altro tema. Noi continuiamo a pensare che il mercato mondiale e il mercato globalizzato sia lo strumento decisivo per il funzionamento delle economie moderne e liberali, ma abbiamo riconosciuto che, per quanto riguarda anche il nostro Paese, alcuni costi della globalizzazione sono eccessivi e sono pagati prevalentemente dai lavoratori a reddito fisso e dalla classe media, comprese le piccole aziende, il commercio al dettaglio, il lavoro autonomo.

Se la cultura prevalente dell’opposizione, così come si configura oggi in questo Parlamento, non si definisce più come statalista e dirigista e non considera più lo Stato fiscale come un idolo al quale immolare sacrifici ideologici, è anche vero che noi non siamo più tributari esclusivamente della rivoluzione liberista degli anni Ottanta, e ci facciamo carico di interessi popolari diffusi che un mercato mal regolato può offendere e ferire (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l’Autonomia).

Non dico che tutto questo sarà sempre facile. Ci vorrà molta pazienza, molta tenacia. Ma dico che, se vogliamo davvero il bene del nostro Paese, tutto questo è indispensabile.

Faccio alcuni esempi concreti di temi sui quali probabilmente ci divideremo e di temi sui quali il dialogo potrà essere sistematico e utile. Il Ponte sullo stretto di Messina, per esempio: noi vogliamo realizzarlo, voi non lo ritenete indispensabile (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Misto-Movimento per l’Autonomia). Su questo mi sembra difficile un’intesa, però la vigilanza contro le infiltrazioni della malavita organizzata è un problema comune che possiamo esaminare e assolvere di concerto.

Oppure, ecco un altro esempio: l’onorevole Bersani non crede che si debba partire dalla detassazione degli straordinari e dei premi di produzione legati all’incremento della produttività, che è invece la nostra convinzione. Alla fine la decisione sarà presa e probabilmente non vi sarà un’intesa sul voto, tuttavia il Governo, come d’altronde l’onorevole Bersani, è assolutamente deciso a studiare e a porre in essere misure per aumentare i salari e le pensioni minime (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l’Autonomia).

Non abbiamo timori, non abbiamo soprattutto pregiudizi di fronte a un’opposizione che faccia proposte pubbliche chiare, definendo responsabilmente la copertura di ogni misura di spesa o di riduzione fiscale. Ed è probabile che nel mondo sindacale e nelle stesse fila dell’opposizione vi siano forze importanti favorevoli alla riforma della contrattazione che è, a mio giudizio, uno dei modi più sani, più diretti e più efficaci per sottrarre alla stagnazione la dinamica dei salari e degli stipendi, aggrediti, come sono, dal carovita.

Un’altra osservazione: non è vero - questo devo dirlo, colleghi dell’opposizione - che abbiamo creato aspettative che non saremo in grado di esaudire. È stata una campagna elettorale vivace, in molti casi assai vivace, ma io credo che la consapevolezza di uno sforzo nazionale da fare e della necessità di unire intorno a questo sforzo abbia resistito alla naturale propensione di parte degli argomenti da comizio (ed è stata, lo avete sottolineato anche voi, una campagna davvero diversa da quelle che l’avevano preceduta).

Certo è vero che i due anni di Governo presieduto dal professor Prodi hanno generato un’insofferenza diffusa e un’inclinazione alla sfiducia verso chi dirigeva il Paese, ma noi non siamo caduti nell’errore di promettere lo smantellamento sistematico e pregiudiziale delle leggi della passata maggioranza, a partire dalla costosa controriforma della nostra riforma delle pensioni che avete realizzato contro il nostro parere.

Non l’abbiamo fatto e non lo faremo.

Un altro esempio. Nel pacchetto sicurezza che stiamo ultimando per il prossimo Consiglio dei ministri ci saranno alcune misure analoghe a quelle che erano state definite dal Ministro Amato e che erano state richieste espressamente dall’onorevole Veltroni sindaco di Roma. Queste misure sono state poi cancellate con un effetto di vero smarrimento nell’opinione pubblica, colpita dal ripetersi di atroci fatti di sangue. Non escludo che alla fine nasca un dissenso sul decreto che abbiamo in animo di varare, ma una cosa è un dissenso argomentato che tiene conto anche della prospettiva comune nella lotta per ristabilire il dominio della legge sul territorio, come ieri voi avete assolutamente auspicato, un’altra cosa è fabbricare - ciò che mi auguro non accada - una caricatura propagandistica delle posizioni e delle proposte del Governo.

Su tutta l’attività di Governo poi esiste un terreno naturale di esperienza comune che è quello degli enti locali e delle regioni. Nessuno vorrà negare che in materia di sicurezza molti sindaci, anche di sinistra, hanno preso provvedimenti che vanno nella stessa direzione che intendiamo prendere noi con il nostro Governo.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, non c’è bisogno di scomodare Adam Smith per sapere che un’economia forte e libera non dipende dalla benevolenza del birraio, del macellaio, del fornaio, ma dal loro interesse. Non ho parlato e non parlo di benevolenza quando dico che esistono le condizioni per cambiare registro e per impegnarci in una grande rivalutazione della politica e del suo significato di servizio per i cittadini. È dall’interesse vostro e nostro, dall’interesse comune di una classe dirigente eletta per risolvere i problemi degli italiani che può e deve nascere un Paese più sereno, un metodo più tranquillo e limpido di discussione, un’attitudine politica sempre esigente, sempre rigorosa, sempre severa ma non disfattista e arrogante.

Lo so e noi tutti sappiamo che non sarà facile, ma siccome per natura sono un ottimista e ho sempre avuto la passione dell’ottimismo credo che se lo vorremo davvero e tutti insieme, come direbbe pacatamente e serenamente il principale esponente dello schieramento a me avverso, «se po’ fa», ce la possiamo fare (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l’Autonomia).

È con questo auspicio, anzi con questa certezza che chiedo la vostra fiducia.





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