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Chavez scomunica la Chiesa
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«Repellente e indegna». Questi i due aggettivi usati mercoledì scorso dal ministro venezuelano del Potere popolare per le relazioni con l'estero Nicolás Maduro Moros per definire la Chiesa cattolica, colpevole secondo il capo della diplomazia di Caracas, «di utilizzare persone con la tonaca e con il titolo di vescovo per emettere giudizi politici funzionali al piano di destabilizzazione denunciato qualche giorno fa dal presidente Chavez».
L'uscita di Maduro, non nuovo a un lessico sopra le righe rispetto al ruolo che ricopre, null'altro è che una «moderata» reazione all'esortazione pastorale dell'88ª assemblea plenaria della Conferenza episcopale venezuelana (Cev), resa pubblica venerdì scorso e avente, come titolo, una vera e propria supplica al governo rivoluzionario e bolivariano del presidente Hugo Rafael Chavez Frías: «In Venezuela urge il dialogo e la riconciliazione».
In sintesi, i vescovi avevano sottolineato che «né il capitalismo selvaggio né il socialismo marxista sono cammini che portano a una società più giusta», precisando che «senza una cultura del rispetto, della tolleranza, dell'inclusione e dell'accettazione dell'altro, non si può intavolare una discussione, né un dialogo nazionale».
La supplica, va da sé, non è stata accolta affatto bene dall'ex tenente colonnello dei paracadutisti che, oltre a parlare per bocca dei suoi ministri (oltre a Maduro anche il ministro degli Interni e della Giustizia, Pedro Carreño, ha definito «ambigua» la Chiesa), continua in queste ore a lanciare attraverso le telecamere delle televisioni controllate dal suo governo attacchi di inaudita violenza contro vescovi e preti colpevoli, questa è la realtà sottolineata da un comunicato stampa della Cev, solo «di non essere d'accordo con lui».
Il punto d'attrito tra Chiesa e governo bolivariano è la riforma della Costituzione del 1999. Chavez sta facendo di tutto per modificarla in tempi rapidi per rafforzare la sua rivoluzione, accentrare il potere e trasformare la legge suprema del Venezuela in uno strumento che potrà piegare «a piacere». Tra le proposte di modifica, infatti, sarà eliminata la possibilità di rendere accessibili a tutti gli atti amministrativi del governo bolivariano, così come il diritto a un'informazione libera e, last but not least, sarà resa possibile all'infinito l'elezione dello stesso presidente della repubblica...
Chiaramente, in un paese cattolico al 90 per cento e in cui un giorno sì e l'altro pure è minacciata di chiusura e ritorsioni l'unica televisione indipendente e antigovernativa che resiste, ovvero Globovisión, la Chiesa non poteva non far sentire con chiarezza la sua voce su questa riforma costituzionale.
«Dopo le elezioni politiche del dicembre 2006 - ha spiegato a Il Giornale monsignor Freddy Fuenmayor, vescovo di Los Teques - l'esecutivo nazionale ha annunciato la riforma della Costituzione del 1999 con l'obiettivo di introdurre cambiamenti di grande portata che portano all'instaurazione di un modello politico e sociale sotto il marchio ideologico del cosiddetto «Socialismo del Secolo XXI» per il quale ha costituito una Commissione presidenziale incaricata di elaborare il progetto. Le modifiche costituzionali di cui si parla e, soprattutto, la stessa forma del processo che non raccoglie a sufficienza lo spirito partecipativo richiesto da una Costituzione pongono seri dubbi sulla metodologia democratica della riforma». Inoltre, continua monsignor Fuenmayor, «diverse decisioni governative, come lo slogan imposto Patria, Socialismo o Morte e dichiarazioni del presidente e di vari portavoce del governo, fanno credere che questa riforma punti all'instaurazione di un sistema socialista fondato sulle teorie e la prassi del marxismo-leninismo».
Un messaggio chiaro che, com'era prevedibile, ha fatto infuriare il líder máximo venezuelano, oggi di nuovo sul piede di guerra contro la Chiesa cattolica. Proprio come un paio di mesi fa quando, davanti alle telecamere di Telesur, aveva addirittura chiesto le scuse del Papa per un discorso che non gli era piaciuto...

Fonte: "il Giornale"





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Comunista è chi legge Marx e Lenin. Anticomunista è chi li capisce.
Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all'inferno, dove c'è l'hanno già.

Ronald Reagan


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