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Amici Un Cazzo (Bye Bye Romano)
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Messaggio Amici Un Cazzo (Bye Bye Romano) 
 
Potete dire quello che volete. Potete farmi notare che alla fine il governo è riuscito ad approvare la finanziaria, che ha assaporato il panettone e che probabilmente supererà anche il veglione di capodanno, magari brindando “all’Italia”. Potete dire che il mio Presidente-Nostradamus ha sbagliato la data della crisi politica e che ora è pure indagato per corruzione (?) di senatori. “Va bene” – vi risponderei – “ma abbiate il coraggio di aprire gli occhi e riconoscere che il governo Prodi, così come l’abbiamo conosciuto nel 2006, è finito. In data 28/12/2007”.

Ve lo ricordate il 10 aprile 2006? Ore 15: gli exit-polls danno il centrosinistra avanti di 5 punti sul centrodestra. La “Coesione al Governo” era già sul palco in Piazza Santi Apostoli per preparare la festa in notturna. Passano le ore e la “forbice” si riduce. Fassino, Rutelli, D’Alema e Prodi tornano a tremare e sono costretti a rimandare la festa alle 22. Si arriva anche a un punto in cui la CDL viene data, in base a dati del Viminale, in vantaggio sia alla Camera che al Senato. Ore 21 circa. Un’oretta più tardi Pisanu entra nell’ufficio di Berlusconi con un sorriso a 35 denti: “Presidente, abbiamo vinto!”. Panico. Poi il buio. La Campania, con la CDL in testa, smette di inviare dati al Viminale. Buio interrotto alle 3 di notte, quando perfino Bruno Vespa è a letto ormai da un pezzo: in Campania ha vinto il centrosinistra, l’Unione ha 23900 voti in più alla Camera, la CDL 150.000 voti in più al Senato. Prodi ha vinto. Via! Parte la “Coesione al governo”.

Coesione. Era l’aprile del 2006.

-    Rissa per la composizione del governo. Risultato: il governo più numeroso della storia italiana.
-    Rissa per la presidenza della Camera. La vuole D’Alema. La ottiene Bertinotti per evitare un nuovo 1998.
-    Rissa per la presidenza del Senato. L’opposizione chiede una rosa condivisa. L’Unione, non senza dividersi, candida Marini. Eletto dopo molti scrutini.
-    Rissa per l’elezione del Capo dello Stato. Esponenti di sinistra chiedono un Presidente di garanzia, viene eletto Napolitano (un ex comunista).
-    Rissa per l’utilità o meno di una manovra correttiva nell’estate 2006.
-    Rissa per il rifinanziamento delle missioni estere nell’estate 2006.
-    Rissa per l’approvazione dell’indulto. Di Pietro accusa Mastella e questo gli da dell’ignorante.
-    Rissa sulla finanziaria. I conti di Berlusconi erano disastrati, varata una delle manovre più pesanti della storia repubblicana. Con molti distinguo e pochi voti di vantaggio. Apporto determinante dei Senatori A Vita. Sorpresa: i conti di Berlusconi erano a posto.
-    Rissa sull’allargamento della base americana di Vicenza. La sinistra estrema partecipa alla manifestazione contro le decisioni del governo di cui fa parte. Governo battuto in Senato.
-    Rissa sul rifinanziamento delle missioni estere. Comportamento inaspettato di alcuni Senatori a Vita; Rossi e Turgiliatto, comunisti, votano contro il governo mentre vengono minacciati verbalmente e fisicamente da alcuni alleati di governo. Il governo cade. Napolitano rimanda Prodi alle Camere.
-    Rissa sulla fiducia a Prodi. Il centrosinistra accusa De Gregorio, eletto all’estero con l’Unione e passato all’opposizione deluso dall’attività di governo. Si dimenticano che la fiducia passa grazie al voto di Follini, ex segretario dell’UDC e ex vicepremier di Berlusconi passato a sinistra.
-    Risse continue tra Mastella e Di Pietro in primavera. Mastella minaccia di far cadere il governo.
-    Rissa all’interno della costituente del PD: Mussi si stacca e fonda Sinistra Critica.
-    Rissa sul DPEF. Raggiunto un accordo con i sindacati per la modifica del sistema pensionistico. I comunisti annunciano battaglia.
-    Rissa sulla giustizia. Governo battuto in Senato su un emendamento di Manzione. Mastella minaccia di dimettersi e di togliere l’appoggio a Prodi.
-    Rissa sul referendum. Mastella dichiara di voler aprire la crisi nel caso in cui si arrivasse al referendum elettorale senza un accordo in Parlamento.
-    Rissa durante una fiducia al governo. A un esponente della maggioranza, che stava copiosamente perdendo sangue dal naso, viene negata la sospensione della votazione stessa
-    Rissa sulla famiglia. Parte della maggioranza sfila in piazza per rivendicare i DiCo (spariti dall’agenda di governo dopo la crisi per assicurarsi il voto di Andreotti), parte invece sfila al Family Day, per difendere la famiglia come la intendiamo oggi.
-    Rissa sulla riforma delle pensioni. I comunisti vanno in piazza contro il governo. Dicono che non voteranno la finanziaria se l’accordo con i sindacati non verrà modificato. Dini annuncia voto contrario alla manovra nel caso in cui fossero state apportate modifiche al testo firmato dai sindacati.
-    Rissa nel PD. Dopo l’elezione di Veltroni a Segretario, Dini esce dal partito fondando (insieme a Scalera e D’Amico) i LiberalDemocratici; Bordon e Manzione escono a loro volta dal PD fondando Unione Democratica.
-    Rissa sulla finanziaria / parte 1 Pallaro minaccia di non votare il testo se non vengono concessi 25 milioni per un museo per gli italiani all’estero.
-    Rissa sulla finanziaria / parte 2 Assicurando il loro SI alla finanziaria per evitare il ricorso all’esercizio provvisorio, i LiberalDemocratici e Unione Democratica dichiarano necessario il passaggio ad una nuova stagione politica.
-    Rissa sulla legge elettorale. I partiti minori, preoccupati dal dialogo tra Berlusconi e Veltroni mirato ad alzare la percentuale di sbarramento, chiedono immediatamente una modifica di governo. Mastella dichiara che “la verifica non ha senso, meglio tornare a votare”.
-    Rissa sulla seconda lettura della Finanziaria. Domenico Fisichella (ex AN eletto con la Margherita) vota SI ai tre maxi-emendamenti e al voto finale, blindati con la fiducia, per evitare l’esercizio provvisorio ma dichiara chiaramente che la sua esperienza con questo governo è ufficialmente e irrevocabilmente terminata e che non voterà più con la attuale maggioranza. La finanziaria passa grazie all’apporto determinante di SEI Senatori a Vita su SETTE.
-    Rissa di Natale. Prodi dichiara che le urla di Berlusconi fanno male alla democrazia. La sua è una dichiarazione decisamente fuori luogo.
-    Rissa di Santo Stefano. Dini replica a Prodi riconoscendo che il ruolo del Capo dell’Opposizione è quello di tentare di tornare al governo e che non sono le urla di Berlusconi a far male all’Italia ma l’ostinazione di un uomo che si crede il solo capace di governare un Paese anche quando la fiducia al governo è solo del 25% del popolo. Dini dichiara inoltre che il Presidente del Consiglio dovrebbe dimettersi per favorire l’insediamento di un governo di transizione per fare la legge elettorale.
-    Rissa del discorso. Prodi, durante il suo secondo discorso di fine anno, dichiara che un governo non si abbatte con le minacce o con le interviste, ma con un voto di sfiducia MOTIVATO. Aggiunge inoltre che dopo di lui ci sono solo le elezioni.
-    Rissa FINALE. Dini replica all’attacco di Prodi dichiarando che i LiberalDemocratici presenteranno al Presidente del Consiglio un programma alternativo a quello dell’Unione per far ripartire l’Italia. Nel caso in cui questo programma non fosse accettato nella sua globalità dal governo i LiberalDemocratici voterebbero la SFIDUCIA AL GOVERNO. Il senatore Willer Bordon, anticipando la sua lettera di dimissioni del 16 gennaio, annuncia che sta lavorando a una lista di firme per invocare un nuovo governo con l’auspicio di raccogliere adesioni dalla sinistra moderata e dal centrodestra.

Siamo al 28 dicembre 2007. Capita l’antifona? Quello di Prodi è un governo retto da una coalizione costruita a suo tempo con l’unico scopo di raccogliere più voti possibili per battere Berlusconi. Quello di Prodi è un governo sempre sotto scacco di questo o di quel senatore, sempre obbligato ad accontentare tutti con i soldi pubblici per evitare sorprese in Senato. Quello di Prodi è un governo che è costantemente mantenuto in piedi dal voto determinante dei Senatori a Vita, non eletti dai cittadini. Quello di Prodi è un governo che in due anni ha varato la metà delle leggi emanate da Berlusconi nello stesso periodo, ma con un numero di richieste di fiducia nettamente maggiore. Quello di Prodi è un governo che, sulla base di bugie sullo stato dei conti pubblici nel 2006, ha introdotto decine e decine di nuove tasse. Quello di Prodi è il governo che ha deluso tutti quelli che incolpavano Berlusconi di tutti i mali del mondo e che invece oggi non arrivano a fine mese. Quello di Prodi è un governo che non riesce a garantire la maggioranza politica chiesta da Napolitano dopo la prima crisi. Quello di Prodi è un governo che ad oggi, contando ancora i 3 voti dei Diniani, può contare al Senato su 156 voti rispetto ai 158 dell’opposizione che è quindi aritmeticamente maggioranza. Quello di Prodi è un governo che pur con l’appoggio dei quattro Senatori a Vita più presenti in Aula (ricordo che Cossiga e Ciampi avevano promesso di non votare più per il governo in caso di voti determinanti) non può più ottenere la maggioranza numerica: 160 rispetto ai 161 richiesti. Quello di Prodi, il “Governo della Coesione” – come ci era stato presentato – si è dimostrato essere il più litigioso che l’uomo possa ricordare. Quello di Prodi è un governo che, per tutti questi motivi e per la unga lista che avete letto poco più in alto, è un governo che non può più governare. Quello di Prodi è un governo che attende ansioso il mese di Gennaio 2008 quando molto probabilmente, a causa delle iniziative di alcuni senatori e della decisione della Cassazione sull’ammissibilità del referendum elettorale, verrà ordinato il “rompete le righe”. Quello di Prodi è un governo che non ha più amici. Quello di Prodi è un governo al capolinea.




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Messaggio Re: Amici Un Cazzo (Bye Bye Romano) 
 
Complimenti!....d'accordo con ogni parola, hai già detto tutto tu   ....ripeto ancora che Gennaio dovrebbe essere veramente l'ultimo mese di Prodi, i presupposti per una crisi ci sn....serve coerenza da parte di Dini&co e la partita è vinta...




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