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#038
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Messaggio #038 
 
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Admin
Dom 15 Apr, 2007 12:30

«Non tentino di cacciarci o rivedremo i nostri investimenti»
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I vigili hanno sbagliato a usare la forza, i nostri connazionali a reagire con violenza  
 
ROMA — Il sorriso è un dovere per i diplomatici. Va indossato sempre, anche quando si è di cattivo umore, anche quando si devono dire cose terribili. Dong Jinyi, ambasciatore di Pechino a Roma, al dovere è molto attento è un sorriso addirittura conciliante il suo, quando il discorso finisce sulla possibile pedonalizzazione di via Sarpi, che certo non farebbe piacere ai tanti cinesi che in zona campano con il commercio all’ingrosso e i relativi furgoni «Non spetta ame decidere come amministrare Milano — dice — ma se il Comune adotta delle regole soltanto per cacciare i cinesi o per limitare le loro attività sarebbe un problema. E sarebbe un problemaanche per la politica del governo italiano che adesso dà il benvenuto agli investimenti cinesi e alle nostre imprese che vogliono venire da voi».
Sta dicendo, ambasciatore, che ci potrebbero essere delle ritorsioni?
«Sto dicendo che se la questione non sarà risolta in modo adeguato delle conseguenze negative ci saranno di sicuro. Ma sono certo che tutto si risolverà, senza rovinare i nostri solidi rapporti d’amicizia».
Tutto si risolverà, lei dice. Ma chi ha sbagliato l’altro giorno?
«Tutti. Hanno sbagliato i poliziotti e il Comune perché, se è giusto far rispettare la legge, è anche giusto farlo con calma, spiegando le regole e non solo usando la forza. Ma hanno sbagliato pure i nostri connazionali, perché la reazione violenta è sempre da condannare devono imparare a far valere i loro interessi secondo la legge».
Ma devono rispettare o no gli orari previsti per lo scarico delle merci?
«Certo che devono rispettarli. Però le regole attuali rendono quasi impossibile il loro lavoro. E allora, discutendo con il sindaco, si può vedere se è possibile almeno ampliare la fascia oraria».
Scusi ambasciatore. La fascia oraria c’è in tutta Milano e in tutte le altre città. Perché via Sarpi dovrebbe essere un’eccezione?
«Bisogna tenere conto della realtà di quel quartiere. Lì c’è il problema dei carrelli e dei furgoni, in altre zone magari la questione è un’altra non ha senso mettere le stesse regole per tutti. E non ha senso farle rispettare solo in alcune zone».
Anche lei sostiene che verso i cinesi c’è più rigore rispetto ad altre comunità straniere?
«Sì, molti si sentono discriminati anche rispetto agli altri extracomunitari. E questo accade non solo a Milano ma un po’ in tutte le città italiane ».
Anche Roma ha una grande comunità cinese. Ci sono differenze rispetto a Milano?
«Non spetta a me dare giudizi ma Roma ha fatto più sforzi per favorire il dialogo».
Intende forse che i controlli sono meno severi?
«No, i controlli ci sono lo stesso. Il punto è un altro, le faccio un esempio per noi cinesi è molto importante la festa di primavera che quest’anno abbiamo celebrato il 17 febbraio. In quell’occasione il Comune di Roma ci ha messo a disposizione l’intero giardino di Piazza Vittorio per organizzare i nostri spettacoli di musica e kung fu. Questo vuol dire lavorare per favorire l’integrazione, che per noi cinesi è più difficile che per gli altri».
Il modello di Roma, a suo giudizio, è quindi meglio di quello di Milano? È una differenza di persone, Veltroni e la Moratti, o di politica, la sinistra e la destra?
«Non voglio entrare nella politica italiana. Ogni città ha le sue caratteristiche, la sua gente. E poi Milano è gemellata con Shanghai, sono sicuro che le cose miglioreranno presto».
Lei ha appena detto che in alcuni casi l’integrazione per i cinesi è più difficile rispetto ad altre comunità. Forse perché la vostra comunità è la più chiusa di tutte a volte non sembra avere difficoltà ad integrarsi ma proprio non pare interessata all’integrazione.
«Chi dice questo non conosce la storia e la cultura del nostro Paese. I cinesi vogliono integrarsi ma molto spesso sono gli italiani a non consentirlo perché ci considerano un pericolo».
Per quale motivo a suo giudizio?
«Perché, a torto, ci accusano di essere la causa dei problemi economici dell’Italia».
Scusi ambasciatore, ma che la comunità cinese sia più chiusa rispetto alle altre non è solo un’opinione. Soltanto voi avete ospedali clandestini riservati ai cinesi nonostante l’assistenza sanitaria sia garantita agli extracomunitari e anche ai clandestini.
«È vero, questo è un problema. Ai miei connazionali ricordo che non è possibile aprire un ospedale senza autorizzazione e li invito a rivolgersi alle strutture italiane. Ma vanno capiti se hanno i loro ambulatori clandestini è perché nei vostri ospedali avrebbero problemi a spiegarsi viste le difficoltà con la lingua. Spero che in futuro la sanità italiana faccia di più per aiutarli e che si possa riconoscere la medicina tradizionale cinese, più economica della vostra. A volte basta un massaggio invece di mille medicine».
E il mistero del tasso di mortalità? (L’ambasciatore ride, questa volta senza aspettare le traduzione dell’interprete, ndr). Tra i cinesi che vivono in Italia è molto più basso rispetto alle altre comunità straniere il sospetto è che imorti vengano fatti sparire per dare i loro documenti ai nuovi arrivati.
«È una stupida leggenda. Il tasso di mortalità è basso perché la maggioranza dei cinesi che vivono in Italia è molto giovane e perché nella nostra cultura gli anziani preferiscono tornare in patria per morire lì. Dice un nostro proverbio quando cadono, le foglie tornano alle radici».
Un’ultima domanda. Durante la protesta di giovedì su molti striscioni era scritto «Vogliamo la libertà ». Sono più liberi i cinesi che vivono in via Sarpi o quelli che vivono in Cina?
«Cosa c’entra? Quella era una richiesta rivolta al comune di Milano ». E prima di congedarsi l’ambasciatore Jinyi tira fuori quello che sembra proprio il migliore sorriso di tutto il suo repertorio.
Lorenzo Salvia


Corriere.it




Simpaticissimo questo ambasciatore cinese...sopratutto quando cerca di insegnarci il rispetto delle regole e della democrazia...quando dice "è giusto far rispettare la legge, è anche giusto farlo con calma, spiegando le regole e non solo usando la forza." da che pulpito vien la predica eh...vogliamo parlare di tutti i massacri cinesi perpetrati dal regime comunista? vogliamo parlare di Tibet...no eh..dimentichiamolo..questo viene a darci lezioni di democrazia e di comportamento, propone nuove regole per carico scarico merci nelle varie zone della città..poi dice, "Spero che in futuro la sanità italiana faccia di più per aiutarli e che si possa riconoscere la medicina tradizionale cinese, più economica della vostra. A volte basta un massaggio invece di mille medicine" Scusate eh se noi siamo "affezionati" a questa maledetta medicina tradizionale..scusateci eh...con i mille problemi della nostra sanità dobbiamo stare a pensare anche a introdurre la medicina cinese...fuori come un balcone...gli ospedali abusivi cinesi non li aprite!, se poi la nostra medicina tradizionale non la volete, se gli ospedali non vi piacciono... beh..la strada la conoscete...


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libertas
Dom 15 Apr, 2007 14:00

Re: «Non tentino di cacciarci o rivedremo i nostri investime
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Qui veramente si tocca il culmine...come al solito diamo una mano....e ci si mangiano il braccio intero! Ci massacrano perchè applichiamo la legge e poi ci ammoniscono sulla viloenza...LORO????Senza parole..


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votasilvio
Dom 15 Apr, 2007 19:57

Re: «Non tentino di cacciarci o rivedremo i nostri investime
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d'altronde ormai dovremmo saperlo che il permissivismo è autolesionista... facciamo costruire le moschee e loro non vogliono i crocifissi in classe, permettiamo che la loro vita scorra serena nelle nostre città e questi picchiano la polizia e non ne riconoscono l'autorità... è una situazione davvero esagerata! bisogna fermare questo sfracelo!

PS: tuttavia non va dimenticato che, nel caso in cui qualche poliziotto abbia abusato della sua posizione, questo comportamento deve essere comunque oggetto di indagine interna




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